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AI Act e PMI italiane 2026: la guida pratica ad adempimenti, scadenze e finanziamenti

21 min di letturaPubblicato 21 aprile 2026Aggiornato 19 maggio 2026Scritto da: Kevin

Il 2 agosto 2026 è una data che ogni PMI italiana dovrebbe avere segnata in agenda. È il giorno in cui il Regolamento UE 2024/1689, meglio noto come AI Act, diventa pienamente applicabile per i sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio. E non riguarda solo chi sviluppa software: anche chi usa un Applicant Tracking System con AI per filtrare i CV, un modello di credit scoring per valutare i clienti o un assistente conversazionale per il servizio clienti rientra nel perimetro.

Sul fronte italiano la Legge 13 settembre 2025 n. 132 ha già definito l'architettura nazionale, designato le autorità competenti (ACN e AgID) e attivato fino a 1 miliardo di euro per startup e PMI che lavorano in AI, cybersicurezza e tecnologie emergenti. Insomma, la compliance costa, ma per la prima volta c'è una dote pubblica importante per affrontarla.

In questa guida trovi: cosa cambia operativamente, le scadenze reali, le sanzioni applicabili alle PMI, gli strumenti di finanziamento attivi e una checklist concreta da seguire nei prossimi mesi.

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1. Cos'è l'AI Act e perché riguarda anche te

L'AI Act è il primo quadro normativo orizzontale al mondo sull'intelligenza artificiale. È entrato in vigore il 1° agosto 2024 e si applica per fasi, con piena operatività entro il 2 agosto 2027. La logica è quella della classificazione per rischio: ogni sistema di AI viene collocato in una delle quattro categorie (inaccettabile, alto, limitato, minimo) e gli obblighi crescono in modo proporzionale.

Il punto chiave per le PMI è la definizione ampia di "deployer" (utilizzatore). Non serve sviluppare un modello: basta integrare uno strumento di terzi nel proprio processo professionale (un chatbot di customer care, un software HR con AI, uno strumento di marketing che fa scoring dei lead) per essere soggetti a parte degli obblighi del regolamento. Lo stesso uso di ChatGPT o Claude nell'attività lavorativa quotidiana rientra nel perimetro, almeno per la parte di alfabetizzazione del personale.

Se vuoi un quadro più ampio sugli incentivi e gli strumenti per portare l'AI in azienda, vai alla nostra guida Incentivi AI per imprese italiane 2026. Per le startup che sviluppano AI come prodotto, è utile partire da Bandi startup innovative 2026.

2. La timeline reale: cosa è già scattato e cosa scatta nel 2026

Riassumiamo le scadenze ufficiali pubblicate dalla Commissione Europea, evitando interpretazioni di parte.

DataCosa scatta
1° agosto 2024Entrata in vigore del Regolamento
2 febbraio 2025Divieto delle pratiche AI inaccettabili (art. 5) e obbligo di AI literacy (art. 4)
2 agosto 2025Obblighi per i fornitori di modelli GPAI (foundation models), regole di governance e impianto sanzionatorio per i GPAI
2 agosto 2026Piena applicazione per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III, marcatura CE, registrazione nel database UE, regime sanzionatorio operativo
2 agosto 2027Termine per conformare i sistemi ad alto rischio già in produzione prima del 2 agosto 2026 (chiusura del periodo di grazia); piena applicazione per i sistemi AI integrati in prodotti regolamentati (Allegato I)
2 agosto 2030Termine esteso per i sistemi AI utilizzati dalla Pubblica Amministrazione già in essere prima del 2026
Il messaggio operativo: l'obbligo di AI literacy è già in vigore da febbraio 2025, anche se l'enforcement strutturato parte da agosto 2026. Le aziende che oggi non hanno alcun piano formativo sono di fatto già non conformi, anche se l'attività ispettiva concreta non è ancora pienamente operativa.

3. Le 4 categorie di rischio e dove rientra la tua PMI

Rischio inaccettabile (vietato)

Vietato e basta. Rientrano in questa categoria i sistemi di social scoring di tipo governativo, manipolazione subliminale, riconoscimento delle emozioni nei luoghi di lavoro e nelle scuole, categorizzazione biometrica basata su attributi sensibili, scraping massivo di immagini facciali da internet per costruire database di riconoscimento. Nessuna PMI standard dovrebbe trovarsi qui, ma attenzione a strumenti di monitoraggio aggressivo del personale o software acquistati da terzi che potrebbero contenere funzioni vietate.

Rischio alto

È la categoria che riguarda davvero la maggior parte delle aziende. L'Allegato III del Regolamento elenca otto aree:

  1. Biometria (identificazione, categorizzazione biometrica, riconoscimento emozioni in contesti diversi da lavoro/scuola)
  2. Infrastrutture critiche (energia, acqua, gas, trasporti)
  3. Istruzione e formazione professionale (ammissioni, valutazione apprendimento, proctoring)
  4. Occupazione e gestione dei lavoratori (recruiting, screening CV, valutazione performance, decisioni su promozioni e licenziamenti)
  5. Accesso a servizi essenziali pubblici e privati (credit scoring per persone fisiche, pricing assicurazioni vita e salute, dispatch emergenza)
  6. Attività di law enforcement
  7. Migrazione, asilo e controllo frontiere
  8. Amministrazione della giustizia e processi democratici

Per una PMI tipica i casi concreti sono soprattutto due. Il primo: un software HR con AI per filtrare candidature, valutare performance o decidere promozioni rientra nella categoria 4 ed è quindi alto rischio. Il secondo: un modello di credit scoring per la clientela retail (banche, finanziarie, assicurazioni vita) rientra nella categoria 5.

Vale anche la regola opposta: secondo l'art. 6(3) un sistema dell'Allegato III non è considerato ad alto rischio se svolge solo un compito procedurale ristretto, migliora un risultato umano già esistente, identifica pattern senza sostituire una decisione umana, o è preparatorio a una valutazione che resta umana. Attenzione però: se il sistema profila persone fisiche, l'esenzione decade automaticamente.

Rischio limitato

Obblighi di trasparenza, non di certificazione. Rientrano i chatbot e gli assistenti conversazionali (l'utente deve sapere che sta parlando con un'AI), i sistemi di deepfake (i contenuti devono essere etichettati), i generatori di testo informativo destinato al pubblico (idem).

Per la maggior parte delle PMI che usa AI generativa per attività di marketing o customer care, è qui che si concentra la compliance pratica.

Rischio minimo

Tutto il resto: filtri antispam, suggeritori di prodotti, AI integrate in software office. Nessun obbligo specifico, restano valide solo le buone pratiche generali (rispetto del GDPR, etica, trasparenza interna).

Se la tua azienda fa parte del settore healthcare, manifatturiero, retail e e-commerce, servizi professionali o AI e automazione, trovi nelle pagine di settore le agevolazioni attive che possono coprire una parte dei costi di adeguamento.

4. L'obbligo di AI literacy: il punto cieco di gran parte delle aziende

L'articolo 4 dell'AI Act è in vigore dal 2 febbraio 2025 e impone a fornitori e deployer di adottare misure per garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA del proprio personale e di chiunque operi con sistemi AI per conto dell'organizzazione.

Cosa significa in concreto, secondo le linee guida pubblicate dalla Commissione Europea e dall'AI Office:

  • non c'è un singolo corso obbligatorio, né una certificazione preimpostata
  • la formazione deve essere proporzionata al ruolo (HR, IT, management, operations) e al tipo di sistema usato
  • l'azienda deve mappare quali sistemi AI usa, chi li usa e quali rischi ne derivano
  • è necessario documentare la formazione erogata (registri, contenuti, valutazione di apprendimento)
  • l'enforcement formale dell'art. 4 inizia dal 3 agosto 2026 attraverso le autorità nazionali, ma la mancata AI literacy è già oggi una circostanza aggravante in caso di altre violazioni

Il fraintendimento più frequente è pensare che riguardi solo chi sviluppa modelli. Non è così: anche la PMI che usa ChatGPT per scrivere email commerciali o Midjourney per produrre immagini marketing deve formare il personale. Per una PMI il piano formativo costa tipicamente tra 5.000 e 15.000 euro, a seconda della complessità.

5. Sanzioni: come si calcolano davvero per una PMI

L'articolo 99 dell'AI Act stabilisce tre fasce sanzionatorie. Sono importi massimi: nella pratica le autorità nazionali (in Italia ACN) calibrano la sanzione sulle dimensioni dell'azienda, la gravità della violazione e la cooperazione mostrata.

Tipologia di violazioneMassimale "grandi imprese"Riferimento
Pratiche AI vietate (art. 5)35 milioni € o 7% fatturato globale annuo (il maggiore)Art. 99 par. 3
Violazioni obblighi sistemi alto rischio, trasparenza, importatori, distributori15 milioni € o 3% fatturato globale (il maggiore)Art. 99 par. 4
Informazioni inesatte o fuorvianti alle autorità7,5 milioni € o 1% fatturato globale (il maggiore)Art. 99 par. 5
Il punto cruciale per le PMI è il comma 6 dell'art. 99, che inverte la regola: per PMI e startup si applica sempre il valore minore tra l'importo fisso e la percentuale sul fatturato. Per una PMI con 2 milioni di fatturato annuo, una violazione "alto rischio" non rischia 15 milioni di euro ma fino a 60.000 euro (3% di 2 milioni). Non è la fine del mondo, ma abbastanza da rendere razionale investire qualche migliaio di euro in compliance.

Le sanzioni sull'AI Act sono cumulabili con quelle GDPR quando la violazione coinvolge anche dati personali. In scenari peggiori (es. uso illecito di un sistema di profilazione vietato), un'impresa può vedersi contestare entrambi gli impianti sanzionatori.

6. La Legge italiana 132/2025: cosa cambia rispetto al regolamento UE

Il 17 settembre 2025 il Senato ha approvato in via definitiva il DDL S.1146-B, diventato Legge 13 settembre 2025 n. 132 (pubblicata in GU n. 223 del 25 settembre 2025). È la prima legge nazionale europea pienamente allineata all'AI Act. I punti rilevanti per le imprese:

  • Autorità nazionali (art. 20). Designate l'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID). ACN ha poteri di vigilanza, ispezione e sanzione sulla sicurezza dei sistemi AI ed è il punto di contatto unico con la Commissione UE. AgID gestisce la notifica, l'accreditamento degli organismi di valutazione della conformità e la promozione di casi d'uso sicuri. Banca d'Italia, CONSOB, IVASS e Garante Privacy mantengono le competenze settoriali.
  • Strategia nazionale per l'IA. Predisposta e aggiornata ogni due anni dal Dipartimento per la trasformazione digitale, con report annuale al Parlamento.
  • Fondo di sostegno alla filiera AI (art. 23). Autorizzazione di spesa fino a 1 miliardo di euro in equity e quasi-equity tramite il Fondo di sostegno al venture capital gestito da CDP Venture Capital. Destinatari: startup e PMI innovative italiane in fasi seed, early stage e scale-up, attive in AI, cybersicurezza, quantum computing, telecomunicazioni, 5G, edge computing, web3 e architetture open.
  • Profili giuslavoristici. L'uso dell'AI in funzioni HR (selezione, monitoraggio, valutazione performance) deve essere comunicato espressamente ai lavoratori, con informative sulle logiche decisionali, sulle misure antidiscriminazione e sul diritto alla revisione umana.
  • Profili penali. Nuova aggravante comune (art. 61 n. 11-decies c.p.) per reati commessi con sistemi AI quando hanno costituito mezzo insidioso o aggravato le conseguenze; nuovo reato di "illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale" (art. 612-quater c.p.).
  • Delega al Governo. Entro 12 mesi dovranno arrivare i decreti legislativi che disciplinano dati e algoritmi per l'addestramento e che adeguano il sistema sanzionatorio nazionale al Regolamento UE.

In sintesi: in Italia c'è già un'architettura definita, un'autorità (ACN) con poteri ispettivi reali, una dote pubblica importante e nuovi obblighi giuslavoristici che si aggiungono a quelli europei.

7. I finanziamenti pubblici 2026 per AI, compliance e adozione

Non esiste un singolo "bando AI" che copra tutto. Esistono molteplici strumenti che, combinati, finanziano l'adozione, lo sviluppo e l'adeguamento normativo.

7.1 Strumenti italiani diretti

7.2 Strumenti regionali

Trova le altre opportunità per la tua area sulle pagine Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e nelle altre regioni mappate sul sito.

7.3 Strumenti europei

Bandi più complessi ma con dotazioni molto grandi. Sono tipicamente accessibili in consorzio transnazionale (almeno tre partner di tre Paesi UE).

  • Digital Europe Programme — 8,2 miliardi di euro per il 2021-2027. Nel Work Programme 2026 è prevista una tornata di call AI con scadenza 3 marzo 2026, gestita dall'agenzia HaDEA, con focus sugli European Digital Innovation Hubs (EDIH) che offrono servizi gratuiti alle PMI: test before invest, formazione, networking, AI literacy.
  • Horizon Europe Cluster 4 Digital, Industry & Space — Le call HORIZON-CL4-2026-04 (221,8 milioni di euro, 15 topic AI/dati/robotica) e HORIZON-CL4-2026-05 (85,5 milioni) hanno scadenza il 15 aprile 2026. Le PMI ricevono tipicamente il 70% dei costi a fondo perduto.
  • EuroHPC AI Factories — In Italia c'è IT4LIA, ospitata da CINECA al Tecnopolo DAMA di Bologna. Già attiva dal 2025 sul supercalcolatore Leonardo, dal 2026 entra nella nuova fase con un'infrastruttura da 290 milioni di euro (50% cofinanziati da Digital Europe, 50% dal Ministero dell'Università e della Ricerca italiano) basata su architettura NVIDIA GB200. Offre servizi gratuiti di calcolo HPC, training, supporto innovazione a startup, PMI e centri di ricerca italiani in settori verticali (agritech, cybersecurity, meteorologia, manifattura).

Per la fotografia completa dell'ecosistema italiano e una strategia di combinazione, leggi la guida pillar Incentivi AI per imprese italiane 2026.

8. Checklist operativa: cosa fare nei prossimi 90 giorni

Un piano di adeguamento in tre fasi, calibrato per una PMI italiana che non ha ancora iniziato.

Fase 1 — Mappatura (settimane 1-3)

  1. Censimento di tutti i sistemi AI usati in azienda, anche quelli "shadow" (es. abbonamenti individuali a ChatGPT, Midjourney, Copilot)
  2. Per ciascun sistema: fornitore, finalità, dati trattati, responsabile interno, data di adozione
  3. Identificazione di clausole AI Act nei contratti con i fornitori SaaS (i provider seri si stanno già adeguando e includono DPA aggiornati)

Fase 2 — Classificazione e analisi (settimane 4-6)

  1. Per ciascun sistema mappato, classificazione nelle quattro categorie di rischio AI Act
  2. Verifica delle eventuali esenzioni ex art. 6(3) per i sistemi che cadono nell'Allegato III ma svolgono compiti accessori
  3. Gap analysis: confronto con i requisiti dell'AI Act e identificazione delle lacune (documentazione, log, supervisione umana, FRIA per sistemi ad alto rischio)

Fase 3 — Adeguamento e formazione (settimane 7-12)

  1. Avvio formazione AI literacy proporzionata al ruolo, con registri e verifiche di apprendimento
  2. Aggiornamento delle informative ai lavoratori per i sistemi HR (ex Legge 132/2025)
  3. Politiche e procedure interne (chi può usare cosa, registro dei sistemi AI, processo di approvazione di nuovi tool)
  4. Nomina di un referente AI / responsabile della governance AI (può essere interno o esterno)
  5. Per i sistemi ad alto rischio: predisposizione del fascicolo tecnico, sistema di gestione del rischio, monitoraggio post-market
  6. Valutazione della partecipazione alle sandbox regolatorie nazionali (art. 62 AI Act garantisce accesso prioritario gratuito alle PMI con sede o filiale UE)

> Risorsa pratica. L'EU AI Act Playbook gratuito di diShine ti guida passo passo nella mappatura, classificazione e produzione della documentazione richiesta. È pensato proprio per PMI che hanno bisogno di un framework operativo senza partire da zero su template legali.

9. Cumulabilità e regola del singolo finanziamento

La compliance AI può essere finanziata in larga misura attraverso strumenti diversi, ma vale sempre il principio europeo del divieto di doppio finanziamento sulla stessa spesa (art. 191 Reg. UE 2018/1046). Significa che:

  • la formazione del personale sull'AI può essere coperta da Sviluppo Competenze PMI Mezzogiorno o dai voucher CCIAA, ma non da entrambi sulle stesse ore di formazione
  • l'adeguamento infrastrutturale (server, GPU, cybersecurity) può combinare ZES Unica (su hardware del Sud) con Voucher Cloud & Cybersecurity (su servizi cloud diversi)
  • il credito d'imposta R&S è cumulabile con quasi tutti gli altri strumenti se applicato a spese di ricerca distinte dagli investimenti in beni strumentali

Per orientarti meglio sulle regole di cumulo: Fondo perduto vs credito d'imposta e Come scrivere una domanda di bando vincente: 7 errori da evitare.

FAQ

Quali sono le sanzioni reali per una PMI che non si adegua all'AI Act?

Per PMI e startup l'art. 99 par. 6 impone alle autorità di applicare il minore tra l'importo fisso e la percentuale sul fatturato globale. Una PMI con 2 milioni di fatturato rischia fino a 60.000 euro (3% del fatturato) per violazioni sui sistemi ad alto rischio, non 15 milioni. Resta sempre la considerazione delle attenuanti (cooperazione, mitigazione, dimensione, intenzionalità).

L'AI Act si applica anche alle PMI che usano semplicemente ChatGPT, Claude o Copilot?

Sì. Chi usa un sistema AI in contesto professionale è qualificato come "deployer" ed è soggetto agli obblighi di AI literacy del personale (art. 4). Per i chatbot generativi rivolti al pubblico c'è inoltre l'obbligo di trasparenza (l'utente deve sapere che sta interagendo con un'AI). Per uso "rischio minimo" interno (es. uso individuale di un assistente generativo) gli obblighi si limitano alla formazione.

Cosa cambia se ho meno di 10 dipendenti?

Sei una microimpresa (sotto 10 dipendenti e 2 milioni di fatturato/bilancio). Hai accesso alle stesse riduzioni delle PMI sui massimali sanzionatori, ma in più puoi accedere a un sistema di gestione della qualità (QMS) semplificato ex art. 63 per i sistemi ad alto rischio. La Commissione UE pubblicherà template tecnici semplificati specifici per microimprese.

L'AI Act sostituisce il GDPR?

No, sono complementari. Il GDPR si applica al trattamento di dati personali, l'AI Act ai sistemi AI in quanto tali. Una violazione su un sistema AI che processa dati personali può attivare entrambi gli impianti sanzionatori (potenzialmente cumulabili). Lo stesso vale per la direttiva NIS2 sulla cybersicurezza per chi sviluppa AI critica.

L'autorità italiana è ACN o AgID?

Entrambe, con ruoli diversi. AgID è autorità di notifica (gestisce l'accreditamento degli organismi che valutano la conformità) e si occupa della promozione dell'AI. ACN è autorità di vigilanza del mercato con poteri ispettivi e sanzionatori, ed è il punto di contatto unico con la Commissione UE. Banca d'Italia, CONSOB, IVASS e Garante Privacy mantengono le competenze settoriali.

Come funziona il fondo da 1 miliardo previsto dalla Legge 132/2025?

È una autorizzazione di spesa fino a 1 miliardo di euro per investimenti diretti e indiretti in equity e quasi-equity, gestiti dal Fondo di sostegno al venture capital tramite CDP Venture Capital. È rivolto a startup e PMI innovative con sede in Italia attive in AI, cybersicurezza, quantum computing, telecomunicazioni, 5G, edge computing, web3 e architetture open. L'operatività piena dipende dai piani operativi di CDP Venture Capital.

Una PMI italiana può accedere ai fondi Horizon Europe e Digital Europe da sola?

No, in entrambi i programmi serve un consorzio transnazionale con almeno tre partner di tre Paesi diversi. La PMI partecipa come partner del consorzio, beneficiando di un contributo a fondo perduto tipicamente al 70% dei costi ammissibili (100% per organismi pubblici di ricerca).

Posso testare un sistema AI prima della piena applicazione?

Sì, attraverso le sandbox regolatorie nazionali. L'Italia dovrà istituirne almeno una operativa entro il 2 agosto 2026 (obbligo art. 57). L'art. 62 garantisce alle PMI accesso prioritario gratuito, procedure semplificate e immunità dalle sanzioni amministrative durante il test, se rispettano il piano concordato con l'autorità.

Cosa devo fare se uso un software AI di un fornitore extra-UE?

L'AI Act ha applicazione extraterritoriale (art. 2). Anche un fornitore con sede negli USA o in UK deve nominare un rappresentante autorizzato nell'Unione se vende sistemi AI nel mercato UE. Come deployer, sei responsabile di verificare che il tuo fornitore sia in regola: chiedi sempre la documentazione di conformità all'AI Act prima di firmare il contratto.

Quanto costa una compliance AI Act per una PMI media?

Senza casi ad alto rischio: 5.000-15.000 euro per il setup iniziale (mappatura, classificazione, formazione di base, policy interne), poi un costo ricorrente annuo intorno ai 3.000-8.000 euro per il monitoraggio. Con uno o più sistemi ad alto rischio in uso o sviluppo: 20.000-50.000 euro per il primo anno, più i costi della valutazione di conformità (che per le PMI sono ridotti ai sensi dell'art. 62 par. 2). Una parte rilevante di queste spese può essere coperta dagli strumenti elencati al punto 7.

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Bandi correlati

Guide correlate

Risorse esterne ufficiali

  • Testo consolidato del Regolamento (UE) 2024/1689 — EUR-Lex
  • Linee guida della Commissione UE su AI literacy (art. 4)
  • Codice di buone pratiche GPAI (10 luglio 2025)
  • Sito dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN)
  • Sito dell'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID)
  • Legge 13 settembre 2025 n. 132 (GU n. 223 del 25 settembre 2025)

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Kevin Escoda, autore

Scritto e verificato da Kevin

diShine · consulenza PMI e trasformazione digitale. Ogni guida è basata su fonti ufficiali (GU, MIMIT, Regioni, INVITALIA).

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