Costo del lavoro 2026: come ridurlo legalmente
Per molte PMI italiane il costo del lavoro è la voce di spesa più pesante, e spesso quella vissuta con più frustrazione: ciò che l'azienda spende per un dipendente e ciò che il lavoratore porta a casa sono due numeri molto distanti, e in mezzo c'è una quota consistente di contributi e imposte.
La buona notizia è che esiste un margine concreto, e perfettamente legale, per abbassare quel costo. Lo Stato mette a disposizione un sistema articolato di sgravi contributivi e agevolazioni fiscali pensato proprio per ridurre il costo del lavoro, soprattutto quando l'impresa assume. Il valore complessivo di queste misure si conta in miliardi di euro l'anno di risparmio per le imprese italiane.
Il problema non è la mancanza di strumenti. È la loro complessità: sono tanti, cambiano spesso, hanno requisiti diversi. Il risultato è che molte PMI versano i contributi pieni semplicemente perché nessuno ha mostrato loro, in modo chiaro, gli incentivi a cui avrebbero diritto.
Questa guida fa ordine. Spiega le principali leve legali per ridurre il costo del lavoro nel 2026, come funzionano e come si combinano. Non sostituisce il consulente del lavoro (anzi, ne conferma il ruolo) ma serve a sapere cosa chiedere.
Una premessa: ridurre il costo del lavoro non significa pagare meno i lavoratori
Va detto subito, per evitare equivoci. "Ridurre il costo del lavoro legalmente" non vuol dire comprimere gli stipendi o aggirare i contratti. Significa l'opposto: lo Stato abbassa il carico di contributi e imposte a carico dell'azienda, mentre il lavoratore mantiene la sua retribuzione piena.
Anzi, nel 2026 questa logica è esplicita. Le agevolazioni più recenti sono condizionate al rispetto del cosiddetto "salario giusto": per accedere agli incentivi, l'impresa deve applicare i minimi retributivi dei contratti collettivi più rappresentativi. In altre parole, gli sgravi premiano chi assume bene, non chi risparmia sui lavoratori.
Le due famiglie di agevolazioni
Per orientarsi, è utile distinguere due famiglie di strumenti, che funzionano in modo diverso e, questo è il punto chiave, si possono combinare.
Gli sgravi contributivi.
Riducono i contributi previdenziali INPS a carico del datore di lavoro. Possono arrivare fino all'esonero totale. Agiscono direttamente sulla "busta paga" che l'azienda versa allo Stato.
Le agevolazioni fiscali.
Riducono le imposte (IRES o IRPEF) dell'impresa, agendo sulla base imponibile. La principale è la maxi-deduzione del costo del lavoro.
La distinzione non è teorica. Ha una conseguenza pratica enorme sul cumulo, come vedremo: la regola generale vieta di sommare due sgravi contributivi sulla stessa assunzione, ma la maxi-deduzione fiscale, non essendo uno sgravio contributivo, si cumula con qualsiasi esonero. È il moltiplicatore che molte imprese si lasciano sfuggire.
La maxi-deduzione: il moltiplicatore da non perdere
La maxi-deduzione (o superdeduzione) del costo del lavoro è prevista dal D.Lgs. 216/2023 ed è confermata fino al 2027. Funziona così: quando un'impresa effettua una nuova assunzione a tempo indeterminato che fa crescere l'organico, può dedurre dall'imponibile IRES o IRPEF un importo maggiorato rispetto al costo realmente sostenuto.
- 120% del costo per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato: per ogni 100 euro di costo, l'azienda ne deduce 120
- 130% quando il lavoratore appartiene a categorie meritevoli di maggiore tutela: giovani under 30, donne con almeno due figli minori o vittime di violenza, persone con disabilità, ex percettori di ammortizzatori sociali
Il punto che spesso sfugge: la maxi-deduzione non sostituisce gli altri incentivi, li amplifica. Opera su un livello diverso (le imposte) rispetto agli sgravi contributivi (i contributi INPS). Per questo si somma sempre. Un'impresa che assume può attivare contemporaneamente un esonero contributivo e la maxi-deduzione, ottenendo un risparmio su due fronti.
Gli sgravi contributivi: una mappa per categoria
Gli sgravi contributivi sono numerosi e legati alla categoria del lavoratore assunto. Ecco le principali leve attive nel 2026.
Giovani.
Per gli under 30 esiste una misura strutturale: un esonero contributivo del 50% della retribuzione, entro un tetto annuo. Accanto, le misure introdotte dalle ultime leggi di bilancio per gli under 35 prevedono esoneri più consistenti. Attenzione a una scadenza: il bonus under 35 introdotto dalla legge di bilancio si applica alle assunzioni effettuate entro il 30 aprile 2026, anche se poi il beneficio prosegue per i mesi successivi.
Donne.
Il Bonus Donne prevede un esonero contributivo fino a 650 euro al mese, per un massimo di 24 mesi, per le assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2026. Riguarda le donne senza impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (ovunque residenti), da almeno 6 mesi se nel Mezzogiorno, o le professioniste in settori a forte disparità di genere. Esiste poi l'incentivo strutturale "Fornero" per le donne svantaggiate, con sgravio del 50%.
Over 50.
L'incentivo "Fornero" per gli over 50 disoccupati da oltre 12 mesi prevede uno sgravio del 50% dei contributi datoriali: 12 mesi per i contratti a termine, 18 mesi per quelli a tempo indeterminato.
Categorie protette e disabilità.
Per l'assunzione di persone con disabilità (L. 68/1999) gli incentivi sono rapportati alla retribuzione e variano in base al tipo di disabilità, fino a coprire una quota importante del costo, per periodi lunghi.
Percettori di ammortizzatori.
Per chi assume un lavoratore in NASpI è previsto un contributo mensile pari al 20% dell'indennità residua, fino a 24 mesi. È un incentivo importante anche per un'altra ragione: è esplicitamente cumulabile con altri sgravi.
Il Decreto Lavoro 2026.
Il pacchetto di esoneri introdotto nel 2026 prevede sgravi che possono arrivare al 100% dei contributi (esclusi i premi INAIL) per un massimo di 24 mesi, con importi differenziati per categoria e territorio. Tutti subordinati a condizioni precise: incremento occupazionale netto, assenza di licenziamenti nei sei mesi precedenti, rispetto del "salario giusto".
La leva territoriale: il Mezzogiorno
Se l'impresa ha sede o unità produttive nel Sud, si apre una leva aggiuntiva.
La Decontribuzione Sud è lo strumento strutturale per le otto regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia). Nel 2026 è confermata, in forma ridotta rispetto al passato: lo sgravio è pari al 20% dei contributi previdenziali, con un tetto di 125 euro al mese per lavoratore. Un dettaglio importante: la sede che conta è quella di lavoro indicata nel contratto, non quella legale dell'azienda. E si applica in automatico nel flusso contributivo mensile, senza domanda separata.
Nella ZES Unica del Mezzogiorno i massimali di diversi incentivi nazionali per giovani e donne salgono (per esempio da 500 a 650 euro al mese). La ZES offre anche un credito d'imposta sugli investimenti.
Per il quadro completo, vedi Decontribuzione Sud 2026: l'esonero contributivo per le imprese e ZES Unica: il credito d'imposta per il Mezzogiorno.
La regola del cumulo: cosa si può sommare
È l'aspetto più tecnico, ma anche quello dove si gioca la differenza tra un risparmio modesto e uno significativo.
La regola generale: non si possono sommare due sgravi contributivi INPS sulla stessa assunzione (principio del divieto di cumulo, art. 31 D.Lgs. 150/2015).
Le eccezioni: ed è qui che si costruisce il risparmio:
- La maxi-deduzione fiscale si cumula sempre con qualsiasi esonero contributivo: agisce sulle imposte, non sui contributi
- L'incentivo NASpI è esplicitamente cumulabile con altri sgravi contributivi
- La Decontribuzione Sud può sommarsi ad alcune misure nazionali: per esempio, su un giovane assunto al Sud può applicarsi sulla contribuzione che residua dopo lo sgravio del bonus giovani
In pratica, lo schema da tenere a mente: una assunzione può combinare uno sgravio contributivo + la maxi-deduzione fiscale, e al Sud spesso anche la Decontribuzione Sud. Sono livelli diversi che si sovrappongono. È esattamente il lavoro che un consulente del lavoro fa quando pianifica un piano di assunzioni: la differenza tra subire il costo pieno e ottimizzarlo legalmente vale, su più assunzioni e più anni, decine di migliaia di euro.
Le condizioni da rispettare (sempre)
Gli incentivi non sono automatici, e si perdono se mancano i requisiti. Le condizioni trasversali da conoscere:
- DURC regolare: l'impresa deve essere in regola con i versamenti contributivi
- Incremento occupazionale netto: molti incentivi richiedono che l'organico cresca davvero rispetto alla media dell'anno precedente. Se il bonus prevede il 100% di sgravio con incremento netto, senza incremento può scendere (per esempio al 70%)
- Assenza di licenziamenti nei mesi precedenti l'assunzione agevolata, salvo giusta causa
- Rispetto del "salario giusto": applicazione dei minimi dei CCNL più rappresentativi
- Regole di sicurezza e obblighi L. 68/1999 rispettati
- Tempistiche e procedure: per molti incentivi serve la domanda telematica all'INPS entro pochi giorni dall'assunzione; dal 1° aprile 2026 è inoltre prevista la consultazione della piattaforma SIISL prima dell'assunzione agevolata
Un incentivo richiesto male, o con un requisito mancante, può decadere, con l'obbligo di restituire quanto goduto. È la ragione per cui questa è materia da consulente del lavoro: la guida serve a sapere che le leve esistono, l'applicazione va affidata a un professionista.
Oltre l'assunzione: altre leve sul costo del lavoro
Ridurre il costo del lavoro non passa solo dagli sgravi sulle nuove assunzioni. Ci sono altre direzioni.
Welfare aziendale.
Convertire parte della retribuzione in beni e servizi di welfare (entro i limiti di legge) può ridurre il cuneo fiscale e contributivo, a beneficio sia dell'azienda sia del lavoratore, che riceve un valore netto maggiore.
Esonero premiale per la parità di genere.
Le imprese in possesso della certificazione sulla parità di genere accedono a un esonero contributivo dell'1%, con un tetto annuo per impresa. È un incentivo che premia chi investe in welfare e conciliazione.
Formazione finanziata.
Formare il personale senza gravare sul costo aziendale è possibile attraverso i fondi dedicati: è un modo per accrescere le competenze (sempre più necessarie, si pensi all'AI) senza che la spesa pesi sul bilancio.
Come muoversi: i passi pratici
- Pianifica le assunzioni in anticipo. Gli incentivi vanno conosciuti prima di assumere: alcuni richiedono domande in tempi stretti, altri hanno finestre di scadenza
- Mappa le categorie. Per ogni assunzione prevista, verifica se il profilo (età, genere, condizione, territorio) attiva uno o più incentivi
- Pensa a livelli. Imposta sempre la combinazione: sgravio contributivo + maxi-deduzione, e al Sud anche la Decontribuzione
- Verifica le condizioni. DURC, incremento netto, assenza di licenziamenti, salario giusto: senza questi, l'incentivo non regge
- Affida l'esecuzione al consulente del lavoro. La guida orienta, il professionista applica correttamente e mette al sicuro il beneficio
Un assessment della propria situazione aziendale, anche organizzativa, aiuta a pianificare al meglio: la Scorecard gratuita di diShine è un punto di partenza per inquadrare i margini di efficienza.
FAQ
Cosa significa ridurre il costo del lavoro legalmente?
Significa usare gli sgravi contributivi e le agevolazioni fiscali previsti dallo Stato per abbassare il carico di contributi e imposte a carico dell'azienda. Non significa comprimere gli stipendi: il lavoratore mantiene la retribuzione piena, è l'azienda a pagare meno contributi e imposte.Qual è la differenza tra sgravio contributivo e agevolazione fiscale?
Lo sgravio contributivo riduce i contributi previdenziali INPS a carico del datore di lavoro, fino all'esonero totale. L'agevolazione fiscale riduce le imposte dell'impresa (IRES o IRPEF) agendo sulla base imponibile. La distinzione è importante per il cumulo: si possono combinare.Cosa è la maxi-deduzione del costo del lavoro?
È un'agevolazione fiscale (D.Lgs. 216/2023, confermata fino al 2027): per ogni nuova assunzione a tempo indeterminato che fa crescere l'organico, l'impresa deduce dall'imponibile un importo maggiorato (il 120% del costo, che sale al 130% per categorie svantaggiate. Si cumula sempre con gli sgravi contributivi).Si possono cumulare più incentivi sulla stessa assunzione?
La regola generale vieta di sommare due sgravi contributivi INPS sulla stessa assunzione. Ma ci sono eccezioni decisive: la maxi-deduzione fiscale si cumula sempre con qualsiasi esonero, l'incentivo NASpI è cumulabile con altri sgravi, e la Decontribuzione Sud può sommarsi ad alcune misure nazionali.Quali incentivi ci sono per assumere giovani?
Per gli under 30 esiste una misura strutturale con esonero del 50% della retribuzione entro un tetto annuo. Per gli under 35 le leggi di bilancio recenti hanno previsto esoneri più consistenti, ma con una scadenza: il bonus under 35 si applica alle assunzioni effettuate entro il 30 aprile 2026.Cosa è la Decontribuzione Sud?
È lo sgravio contributivo strutturale per le imprese delle otto regioni del Mezzogiorno. Nel 2026 è confermato in forma ridotta: 20% dei contributi previdenziali, con tetto di 125 euro al mese per lavoratore. Conta la sede di lavoro indicata nel contratto, e si applica in automatico nel flusso contributivo mensile.Cosa è il "salario giusto"?
È il concetto introdotto dalle norme più recenti: per accedere agli incentivi contributivi, l'impresa deve applicare i minimi retributivi dei contratti collettivi nazionali più rappresentativi. Gli sgravi, quindi, premiano chi assume applicando condizioni retributive corrette.Quali condizioni servono per ottenere gli incentivi?
Le principali: DURC regolare, incremento occupazionale netto (per molti incentivi l'organico deve crescere davvero), assenza di licenziamenti nei mesi precedenti, rispetto del "salario giusto", rispetto delle norme di sicurezza. Servono inoltre domande telematiche all'INPS in tempi stretti.Si può ridurre il costo del lavoro senza assumere?
Sì. Oltre agli sgravi sulle nuove assunzioni, ci sono altre leve: il welfare aziendale (che riduce il cuneo fiscale e contributivo), l'esonero premiale per le imprese con certificazione di parità di genere, e la formazione finanziata, che accresce le competenze senza gravare sul bilancio.Posso gestire da solo le pratiche degli incentivi?
È fortemente sconsigliato. La materia è tecnica, i requisiti sono numerosi e un incentivo richiesto male può decadere, con l'obbligo di restituire quanto goduto. Questa guida serve a conoscere le leve disponibili; l'applicazione va affidata a un consulente del lavoro.Fonti istituzionali di riferimento
- INPS - incentivi all'occupazione e circolari applicative
- D.Lgs. 216/2023 - maxi-deduzione del costo del lavoro
- Decreto Lavoro 2026 - pacchetto esoneri contributivi
- Circolari INPS sulla Decontribuzione Sud
- Ministero del Lavoro - repertorio degli incentivi all'occupazione
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza di un consulente del lavoro. Le misure descritte hanno requisiti, tetti e scadenze che vanno verificati caso per caso. Alcune agevolazioni sono inoltre subordinate all'autorizzazione della Commissione europea. Ultimo aggiornamento: maggio 2026.

Scritto e verificato da Stefano
diShine · consulenza PMI e trasformazione digitale. Ogni guida è basata su fonti ufficiali (GU, MIMIT, Regioni, INVITALIA).
I bandi di questa guida
Gli strumenti principali analizzati in questo articolo. Verifica scadenze e requisiti.
Decontribuzione Sud 2026-2028
La Decontribuzione Sud è uno sgravio contributivo per datori di lavoro privati con sede nelle regioni del Mezzogiorno. Prevede un esonero del 20% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro per gli anni 2026 e 2027, e del 10% per il 2028 e 2029. L'agevolazione è rivolta a tutti i datori di lavoro privati, esclusi i settori finanziario, agricolo e domestico, e si applica ai rapporti di lavoro dipendente. La misura è attiva fino al 31 dicembre 2029.
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